Per medici, odontoiatri, farmacisti, infermieri liberi professionisti e titolari di studi sanitari, il pignoramento fiscale può compromettere la continuità dell’attività. Dopo la notifica della cartella esattoriale, il contribuente ha 60 giorni per regolarizzare la posizione o attivare strumenti di gestione del debito; decorso inutilmente questo termine, l’Agente della riscossione può avviare azioni esecutive. Il pignoramento può riguardare conti correnti, compensi, crediti verso pazienti, cliniche, aziende sanitarie o committenti, beni mobili e, nei casi più gravi, immobili. Il rischio principale è il blocco della liquidità, con difficoltà nel pagare personale, fornitori, affitti, leasing, utenze e scadenze fiscali. Particolarmente delicato è il pignoramento presso terzi, che intercetta somme non ancora incassate. Per questo è essenziale intervenire tempestivamente, analizzando debiti e capacità economica, per proteggere lo studio e garantire continuità ai pazienti, evitando criticità organizzative e perdita di controllo sulla gestione finanziaria quotidiana, anche nel medio periodo.
Pignoramento fiscale: rischi per medici e sanitari
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