L’Italia presenta un tasso di sostituzione pensionistica del 70,6%, tra i valori più elevati rilevati dall’OCSE. Il dato indica il rapporto tra il primo assegno pensionistico e l’ultima retribuzione percepita. La media dei Paesi OCSE si ferma invece al 52%. Il risultato potrebbe far pensare a un sistema pensionistico particolarmente generoso, ma il confronto richiede alcune precisazioni. Il tasso di sostituzione è infatti una stima riferita a un determinato profilo di lavoratore e non rappresenta automaticamente la pensione che riceverà ogni italiano. A incidere sull’importo finale sono soprattutto carriera, contributi versati, reddito e momento del pensionamento. Il sistema contributivo rende, inoltre, sempre più importante la continuità della vita lavorativa. Per questo un valore medio elevato non significa necessariamente che tutti avranno una pensione adeguata. Il dato OCSE offre quindi una fotografia utile, ma va interpretato alla luce delle diverse condizioni previdenziali dei lavoratori.







