Professionisti della salute: rischi durante la pandemia e prospettive future

Con l’improvviso e devastante irrompere della pandemia da COVID-19 abbiamo visto mutare repentinamente l’intero quadro economico e sociale e le nostre stesse fondamenta e certezze, persino in ambito culturale e antropologico.
Siamo tuttora uniti e “in piedi”, come popolazione e come Paese, grazie alla presenza, solida e rassicurante, dei Medici, degli Infermieri e di tutte le altre figure sanitarie che compongono il Sistema Salute italiano.

Oltre a Medici e Infermieri, la guerra al Coronavirus viene, invero, combattuta da numerose decine di migliaia di altri Professionisti della salute, che rischiano ogni giorno la loro stessa vita.
Deve essere, infatti, posto in luce l’impegno di Assistenti sanitari, Fisioterapisti, Tecnici perfusionisti, Tecnici di laboratorio, Tecnici di radiologia, Tecnici della prevenzione, Educatori professionali e molti altri che da settimane sono al servizio delle persone assistite in questa emergenza, accanto ai Medici e agli Infermieri. Nelle relative proporzioni, va messa quindi in risalto la rilevanza di tutte le Professioni sanitarie coinvolte: gli Operatori esposti contagiati, ammalati e morti appartengono a varie figure professionali.

Consta a chi scrive che molti Professionisti sanitari si siano visti, almeno inizialmente, negare gli idonei “DPI” (dispositivi di protezione individuale, quali mascherine FFP2 ed FFP3, ma anche occhiali, visiere e tute) o abbiano dovuto discutere con perentorietà per ottenerli, essendo inizialmente previsti solo per Medici e Infermieri.

Eppure, l’articolo 2087 del Codice Civile e l’intero apparato delle norme contenute del Decreto Legislativo n. 81/2008 e successive modifiche e integrazioni, rendono permanente e ineludibile l’obbligo del Datore di lavoro – compresa senz’altro e, diremmo, innanzitutto l’Amministrazione Pubblica sanitaria nella veste datoriale – di salvaguardare con ogni idonea cautela e con ogni mezzo e procedura adeguati l’integrità fisica e psichica dei lavoratori. E’ stata, in proposito, evidenziata, tra gli altri, dal Presidente della Federazione delle Professioni Sanitarie, Dott. Alessandro Beux, la necessità impellente di mettere in sicurezza i Professionisti non soltanto con adeguati Dispositivi di Protezione Individuale, ma anche con Modelli organizzativi appropriati, così da ridurre la frequenza e l’intensità di esposizione al COVID-19.

Contestualmente, è stata anche evocata l’esigenza di sostenere quelle Professioni sanitarie che, a causa dell’emergenza Coronavirus, hanno dovuto ridimensionare o sospendere l’esercizio professionale, così da garantire una risposta continuativa ai bisogni di salute della popolazione e da creare sicurezza per i Professionisti e per il “Sistema Italia”.

Negli ultimi decenni il comportamento concreto della classe politica non è consistito nel rendere più efficiente e prospero il nostro Servizio Sanitario; se non vi sarà una netta inversione di tendenza, nel prossimo futuro la popolazione verrà a perdere l’effettività di quella tutela, diffusa e generalizzata, della salute pur nitidamente garantita dall’articolo 32 della Costituzione.

Il Sistema Sanitario ha resistito, nonostante le umiliazioni che ha patito per lustri, e ciò grazie ai Professionisti che hanno operato e operano in esso, dimostratisi in grado di colmare con la loro abnegazione i vuoti creati dai decisori politici e dagli amministratori anche con ingenti tagli degli organici e dei mezzi disponibili. Con enfasi retorica, oggi Medici, Infermieri e Professionisti sanitari vengono chiamati “eroi”.

Finita l’emergenza, sarà bene, però, attuare reali interventi, tra l’altro per favorire l’assistenza territoriale e domiciliare, prevedendo adeguate forme organizzative, con supporti tecnologici e DPI per tutti coloro che a vario titolo saranno chiamati a lavorare e gestire la convivenza con il virus sino al suo debellamento; il tutto, di concerto con le Imprese, il Terzo settore, oltre ovviamente alle Istituzioni nazionali e locali. Soprattutto, sarà opportuno porre stabilmente rimedio alle croniche carenze organizzative e strutturali palesatesi in questo contesto straordinario e dalle quali sono derivate tragiche conseguenze.
Soltanto in tal modo i valori e i diritti sottesi all’articolo 32 della Costituzione e alle norme correlate, a partire dalla Legge n. 833/1978 istitutiva del SSN, continueranno a trovare piena ed effettiva applicazione, a beneficio di tutti.

 

Avv. Marco Croce