Previdenza complementare per giovani: come sfruttare i nuovi incentivi

Costruire una pensione solida fin dai primi anni di lavoro è oggi più importante che mai, soprattutto per chi opera nel settore sanitario, dove la carriera può essere lunga ma spesso caratterizzata da contratti a termine o part-time. La previdenza complementare permette di integrare la pensione pubblica e creare un “tesoretto” aggiuntivo da utilizzare in futuro.

Il contesto della previdenza complementare in Italia

Il sistema pensionistico italiano si basa su tre pilastri fondamentali:

  1. Previdenza pubblica obbligatoria, gestita da enti come l’INPS, che eroga le pensioni di base;
  2. Previdenza complementare, volontaria e basata sulla capitalizzazione, pensata per integrare le pensioni pubbliche;
  3. Forme individuali, come Piani Individuali Pensionistici (PIP) o polizze assicurative, stipulate con operatori privati [Delibera n. 30/2019].

Le forme pensionistiche complementari possono essere collettive o individuali.

  • Collettive: fondi “chiusi” o negoziali, istituiti dalla contrattazione collettiva, o fondi aperti accessibili a diverse categorie di lavoratori;
  • Individuali: adesione a fondi aperti su base individuale o PIP [Tribunale di Napoli, Sentenza n.3856 del 24 maggio 2024] [Delibera n. 30/2019].

Il finanziamento avviene tramite contributi a carico del lavoratore e del datore di lavoro, oltre al TFR maturando [Cass. Civ., Sez. L, n. 18477 del 28-06-2023] [Tribunale di Benevento, Sentenza n.72 del 29 gennaio 2024]. La decisione di destinare il TFR a un fondo pensione va presa entro sei mesi dall’assunzione; in caso di silenzio, scatta il silenzio-assenso, con trasferimento automatico del TFR al fondo collettivo di riferimento [Tribunale di Napoli, Sentenza n.3856 del 24 maggio 2024].

Il nuovo incentivo per i giovani lavoratori

Dal 1° gennaio 2025, la Legge di Bilancio n. 207/2024 introduce un incentivo per chi inizia ora la carriera: è possibile incrementare volontariamente il proprio montante contributivo versando all’INPS fino a due punti percentuali aggiuntivi a carico del lavoratore [LEGGE 30 dicembre 2024, n. 207].

Questa maggiorazione non consente di anticipare la pensione, ma crea un tesoretto extra che potrà essere percepito dopo il raggiungimento dei requisiti anagrafici. Dal punto di vista fiscale, il 50% dei versamenti aggiuntivi è deducibile dal reddito [LEGGE 30 dicembre 2024, n. 207], a cui si somma la deducibilità ordinaria dei contributi versati ai fondi complementari (fino a 5.164,57 € annui) [Circolare n. 70 del 18/12/2007].

Aggiornamenti giurisprudenziali rilevanti

Per i lavoratori sanitari è fondamentale sapere che i contributi alla previdenza complementare mantengono natura retributiva fino al versamento effettivo al fondo, diventando previdenziali solo al momento dell’adempimento del datore di lavoro [Cass. Civ., Sez. L, n. 18477 del 28-06-2023]. Questo significa che, se l’azienda fallisce prima del versamento, il lavoratore può recuperare le somme come crediti privilegiati.

Esistono però orientamenti contrastanti: un’ordinanza della stessa Sezione Lavoro ha rimesso la questione alle Sezioni Unite, evidenziando divergenze con filoni precedenti che consideravano l’obbligazione verso il fondo autonoma dal rapporto di lavoro (Cass. Civ., Sez. L, n. 22066 del 31-07-2025; Cass. Civ., Sez. L, n. 19792/2015).

Il principio pratico per i sanitari: i contributi sono tutelati anche in caso di insolvenza del datore di lavoro, e il Fondo di garanzia INPS interviene se i versamenti non arrivano al fondo pensione, anche senza riconoscimento del credito privilegiato in sede fallimentare [Tribunale di Benevento, Sentenza n.72 del 29 gennaio 2024].

La tutela del lavoratore: portabilità, riscatto e fondo di garanzia

Il lavoratore può trasferire la propria posizione individuale a un altro fondo dopo due anni di partecipazione (portabilità) [Cass. Civ., Sez. L, n. 18477 del 28-06-2023] [Tribunale Ordinario Catania, sez. LA, sentenza n. 3881/2017]. È anche possibile riscattare la posizione, totale o parziale, in caso di cessazione dell’attività, invalidità o disoccupazione. La Corte costituzionale ha stabilito che dipendenti pubblici e privati devono godere dello stesso regime fiscale agevolato sui riscatti [Corte Cost., sentenza n. 218 del 9 ottobre 2019].

Infine, il Fondo di garanzia INPS assicura i contributi in caso di inadempienza del datore di lavoro, proteggendo così il percorso di risparmio previdenziale anche in situazioni di insolvenza [Cass. Civ., Sez. L, n. 18477 del 28-06-2023] – [Tribunale di Benevento, Sentenza n.72 del 29 gennaio 2024].

Cosa fare subito

Nei primi sei mesi dall’assunzione, decidi se destinare il TFR a un fondo pensione collettivo; in caso di silenzio, il TFR viene automaticamente trasferito al fondo di riferimento. Controlla il fondo di categoria previsto dal tuo contratto e confrontane rendimenti e costi. Se rientri tra i nuovi lavoratori dal 2025, valuta l’adesione al contributo volontario aggiuntivo fino al 2%, che crea un “tesoretto” deducibile al 50% dal reddito. Verifica sempre che i versamenti del datore arrivino correttamente al fondo, facendo riferimento al Fondo di garanzia INPS in caso di problemi. Infine, ricorda che dopo due anni puoi trasferire la posizione a un altro fondo o riscattarla parzialmente o totalmente solo in caso di necessità specifica come cessazione del lavoro, invalidità o disoccupazione.

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