Test di Medicina: cellulari e dispositivi vietati in aula, quando il ricorso può ribaltare la graduatoria
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L’accesso a Medicina 2026 si sta rivelando più conflittuale del previsto. La graduatoria nazionale, pubblicata dopo il semestre filtro, ha lasciato migliaia di studenti in una zona grigia: oltre 22 mila idonei per Medicina a fronte di poco più di 17 mila posti disponibili. Questo squilibrio ha alimentato tensioni politiche, proteste studentesche e un’ondata di ricorsi. Il nuovo modello, nato per superare il vecchio test d’ingresso, avrebbe dovuto garantire maggiore equità, ma tra debiti formativi, criteri modificati in corsa e differenze tra atenei, molti candidati denunciano un sistema poco trasparente e imprevedibile.

Irregolarità durante le prove e dispositivi vietati: quando il ricorso è fondato

Il punto più delicato riguarda lo svolgimento delle prove. In un concorso pubblico non serve dimostrare che qualcuno abbia copiato: basta provare che l’organizzazione non fosse idonea a impedirlo. Se emergono fotografie dei compiti scattate durante l’esame, utilizzo di telefoni cellulari, comunicazioni esterne o controlli blandi e disomogenei tra le sedi, si configura una violazione dei principi di imparzialità e parità di condizioni. La semplice presenza documentata di dispositivi vietati, anche senza la prova dell’effettivo vantaggio ottenuto, può compromettere la regolarità dell’intera procedura.

In questi casi il ricorso al TAR diventa uno strumento concreto di tutela. Gli studenti possono contestare l’assenza di vigilanza adeguata, chiedere l’annullamento della prova o l’ammissione in sovrannumero. Fondamentali sono le prove: segnalazioni scritte, verbali, testimonianze, foto, chat o qualsiasi elemento che dimostri falle nei controlli. Se l’amministrazione non ha garantito condizioni uguali per tutti, la selezione perde validità giuridica. Non si tratta di “cercare scorciatoie”, ma di difendere un principio basilare: se qualcuno ha potuto usare strumenti vietati e altri no, la graduatoria non è affidabile.

Regole cambiate dopo gli esami e altre illegittimità

A complicare il quadro c’è la modifica delle regole a giochi fatti. Il decreto ministeriale 1115/2025 avrebbe cambiato i requisiti di accesso alla graduatoria dopo lo svolgimento delle prove, ammettendo candidati senza tutte le sufficienze. Una decisione che contrasta con il principio di immodificabilità del bando e con la gerarchia delle fonti, poiché un decreto non può derogare a leggi o decreti legislativi. Si aggiungono dubbi sull’anonimato – stesso codice su scheda e modulo risposte – e anomalie statistiche tra sedi, che rafforzano i sospetti di irregolarità.

Ricorsi al Tar e il fronte legale guidato da Tortorella

Subito dopo la pubblicazione della graduatoria di Medicina arrivano i primi ricorsi contro il nuovo meccanismo di accesso introdotto dal ministero. L’avvocato Marco Tortorella, che segue le azioni legali di Consulcesi & Partners, parla di procedure viziate da irregolarità e illegittimità non sanate e annuncia il ricorso al Tar per ottenere l’ammissione in sovrannumero degli studenti esclusi. “Il sistema che è stato inventato e applicato quest’anno – spiega Tortorella – non ha funzionato. Siccome solo il 10% di studenti aveva raggiunto la quota minima, rimanevano scoperti i posti disponibili all’università, e per coprirli hanno modificato in corso d’opera il concorso. Chi non è riuscito a entrare per effetto di questo sistema completamente fallace – continua l’avvocato – potrà rivolgersi al Tar per far valere i propri diritti, dove faremo valere tutte le incongruenze, i vizi e le illegittimità che sono nate da questo sistema e dalle modifiche introdotte in corso d’opera”.

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