Le recenti pronunce della Corte di Cassazione del 16 e 17 settembre 2026 intervengono sul calcolo dei contributi INPS dei soci lavoratori di SRL. Il punto centrale riguarda gli utili non distribuiti, cioè quelli lasciati in società e destinati a riserva. Secondo la Cassazione, nella SRL ordinaria questi utili non possono essere automaticamente considerati reddito personale del socio ai fini contributivi. La novità riguarda soprattutto i contributi dovuti oltre il minimale, mentre resta l’obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti o artigiani quando ne ricorrono i presupposti. Il principio potrebbe incidere anche sulle somme versate in passato, aprendo alla possibilità di verificare eventuali contributi pagati in eccedenza. Il rimborso, però, non è automatico e richiede un’analisi delle singole annualità, della prescrizione e della documentazione disponibile. Diverso è il caso delle SRL in trasparenza fiscale, dove il reddito viene imputato direttamente ai soci anche se non distribuito. Particolare attenzione va inoltre riservata ai soci che ricoprono anche il ruolo di amministratori. La materia è ancora in evoluzione e le istruzioni operative INPS non risultano completamente allineate alle nuove pronunce. Per questo è importante verificare la propria posizione previdenziale e la documentazione relativa alla destinazione degli utili.







