Con l’introduzione del cosiddetto “semestre filtro”, il sistema di accesso a Medicina per l’anno accademico 2025/2026 ha abbandonato la logica del test secco iniziale per aprire le porte, almeno formalmente, a un’iscrizione libera. L’impatto organizzativo, però, è stato significativo. Le università si sono trovate a gestire un numero iniziale molto elevato di aspiranti medici, con evidenti pressioni su aule, laboratori e servizi. In diversi atenei sono emerse criticità legate alla qualità della didattica nel primo semestre e alla saturazione delle infrastrutture, alimentando il malcontento tra gli studenti.
La selezione posticipata non ha eliminato il numero chiuso, ma lo ha semplicemente spostato in avanti, e secondo diverse segnalazioni, non ha neanche eliminato il rischio che durante la prova avvenissero brogli e furbizie di vario tipo.
Le segnalazioni di irregolarità nelle prove
Il fronte dei ricorsi non si è affatto esaurito con il superamento del test tradizionale. Le contestazioni oggi riguardano soprattutto le modalità procedurali degli esami universitari e, in particolare, il decreto ministeriale correttivo che ha modificato i criteri di idoneità in corso d’opera.
L’ammissione in graduatoria anche di studenti che non avevano completato tutti gli esami previsti è stata interpretata da diversi studi legali come una possibile violazione del principio del legittimo affidamento, perché avrebbe alterato le regole mentre il percorso era già avviato.
A questo quadro già complesso si sono aggiunte numerose segnalazioni di irregolarità legate alle prove. In alcuni casi si è parlato di buste già aperte e di sigilli rotti e ricoperti con nuovi sigilli; in altri, di cellulari e smartwatch non ritirati ma semplicemente invitati a essere spenti. Sono circolate foto delle prove durante l’orario ufficiale del test e screenshot di candidati attivi su Telegram mentre l’esame era in corso.
Non sono mancati audio di studenti che ammettevano di aver copiato o di aver scambiato fogli, né testimonianze di aule con banchi troppo vicini, tali da facilitare la copiatura. A destare ulteriori sospetti sono stati anche picchi anomali di ricerche su Google relative a termini presenti nelle domande, registrati prima dell’orario ufficiale di apertura delle prove.
Il nodo dell’IA
Uno dei punti più delicati riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale. In un contesto in cui strumenti di IA generativa sono in grado di fornire spiegazioni, definizioni e soluzioni in tempo reale, l’eventuale utilizzo di dispositivi connessi (inclusi occhiali smart o sistemi integrati) apre uno scenario completamente nuovo.
Non si tratta più soltanto di copiare dal vicino o di consultare il telefono di nascosto: la tecnologia consente un accesso rapido e difficilmente tracciabile a risposte elaborate, il che rende il controllo molto più complesso rispetto al passato. Se i protocolli di sicurezza non si aggiornano alla stessa velocità dell’innovazione tecnologica, qualsiasi sistema selettivo rischia di essere vulnerabile.
Il ricorso per l’ammissione in sovrannumero
L’avvocato Marco Tortorella, legale di riferimento per Consulcesi & Partners, ha preannunciato una massiccia azione legale davanti al TAR mirata a ottenere l’ammissione in sovrannumero per migliaia di studenti esclusi. La tesi centrale di Tortorella si basa sulla natura “fallace” dell’attuale sistema di selezione (legato al cosiddetto semestre filtro e alle recenti riforme), considerato incapace di premiare il reale merito accademico. Il legale contesta in particolare vizi di illegittimità nelle procedure di valutazione, sostenendo che molti candidati idonei siano rimasti fuori solo a causa di un meccanismo di calcolo dei punteggi poco trasparente.
L’obiettivo del ricorso è permettere a chi ha dimostrato competenze adeguate di iscriversi con riserva, aggirando un imbuto formativo che, secondo Tortorella, danneggia non solo il diritto allo studio ma la stessa tenuta del Sistema Sanitario Nazionale.






