La sentenza riguarda i costi sostenuti per l’assistenza di una persona non autosufficiente e riporta l’attenzione sui diritti delle famiglie rispetto alle spese delle residenze sanitarie assistenziali.
Una famiglia ha ottenuto la restituzione di oltre 60mila euro versati per la permanenza di un proprio congiunto in una RSA. La decisione del tribunale si basa sul principio secondo cui alcune prestazioni erogate a persone affette da gravi patologie e condizioni di non autosufficienza hanno natura prevalentemente sanitaria e, in quanto tali, devono essere a carico del Servizio sanitario nazionale.
Nel corso del procedimento, dunque, è stato valutato il tipo di cure e di supporto fornito all’ospite, accertando che una parte rilevante delle prestazioni era strettamente collegata alle sue condizioni cliniche.
La sentenza ha quindi riconosciuto agli eredi il diritto al rimborso delle somme versate, per un importo superiore a 60mila euro. Il provvedimento si inserisce in un filone giurisprudenziale che negli ultimi anni ha affrontato il tema della ripartizione dei costi tra famiglie e sistema sanitario pubblico per l’assistenza ai pazienti non autosufficienti.
La decisione richiama l’attenzione su una questione che riguarda numerosi nuclei familiari alle prese con le spese delle RSA. Per chi assiste parenti affetti da patologie gravi o degenerative, verificare la natura delle prestazioni erogate e la corretta attribuzione dei costi può risultare determinante per tutelare i propri diritti.






