Precariato nei Pronto Soccorso, la tutela dei medici.

I Pronto Soccorso sono in crisi da anni a causa della dilagante carenza di Medici Specialisti nella materia di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza. Eppure, al contempo, è noto che i concorsi banditi per questa specializzazione dalle varie Aziende Sanitarie Locali sempre più spesso vadano deserti, a causa delle difficili e particolari condizioni in cui il personale medico si troverebbe ad operare.

Le soluzioni delle Asl

Tanto è vero che per garantire il funzionamento dei Pronto Soccorso è prassi consolidata da anni l’assunzione, da parte delle Asl, di Dottori in Medicina e Chirurgia privi di specializzazione con contratto a tempo determinato della durata di 12 mesi, continuamente rinnovato. Si tratta di medici che accettano turni lunghi e numerosi, specie notturni e festivi, eccessivi carichi di lavoro ulteriormente peggiorati dalla grave carenza di organico, difficoltà di fruizione delle ferie, aggressioni fisiche e verbali, elevato rischio di contenziosi medico-legali, vale a dire condizioni di
lavoro non attrattive, come dimostrato proprio dalla scarsa attrattività della scuola di specialità in medicina d’urgenza e dall’elevato tasso di fughe degli Specialisti dai Pronto Soccorso.

I concorsi per Dirigete Medico di Pronto Soccorso

A mero titolo esemplificativo, alla nostra attenzione sono pervenuti casi di medici non specializzati che prestano la propria attività lavorativa a favore del SSN come Dirigete Medico di Pronto Soccorso da oltre 5 anni e che, nonostante la comprovata esperienza maturata, non possono essere neanche ammessi a partecipare ai concorsi banditi per i posti di Dirigente Medico d’Accettazione
e d’Urgenza a tempo indeterminato. A tali concorsi, invece, sono ammessi a partecipare gli specializzandi dal terzo anno, anch’essi privi del titolo di medico specialista, e che tuttavia non hanno la medesima esperienza sul campo. Tanto è vero che, una volta superato il concorso, gli specializzandi dovranno essere formati dai medici non Specialisti, venendosi a creare l’assurda circostanza per la quale i medici precari non avrebbero le competenze formali per ambire alla stabilizzazione, ma di fatto sono ritenuti più che qualificati per formare i colleghi specializzandi e per sopperire alle carenze organizzative e di organico dei Pronto Soccorso.

La necessità di una regolarizzazione dei rapporti di lavoro precario

Appare evidente la necessità di individuare una soluzione volta ad attuare una regolarizzazione dei molti rapporti di lavoro precario in cui versano professionisti che da anni svolgono un duro lavoro, anzi un servizio pubblico essenziale, non solo senza la possibilità di fare progetti a lungo termine, neanche di accedere a un mutuo per acquistare una casa, ma addirittura senza che venga loro congruamente riconosciuta neanche l’esperienza maturata in tale ambito. In altri e più chiari termini, esiste un numero considerevole di Dottori in Medicina e Chirurgia che, pur privi del Diploma di Specializzazione in Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza, lavorano o hanno lavorato per anni ricoprendo incarichi da Dirigente Medico di Pronto Soccorso
presso ospedali del SSN con contratti precari e senza la prospettiva di una reale possibilità di assunzione e stabilizzazione. Molti di questi professionisti possiedono quindi un percorso professionale continuativo e pluriennale.

Un intervento normativo alla luce della pandemia da Covid-19

Per un breve periodo di tempo, il triennio 2015/2018, in forza di un DPCM (06/03/2015), l’esperienza lavorativa pluriennale e continuativa presso ospedali del SSN è stato normativamente
equiparato al titolo di specializzazione, consentendo la stabilizzazione di un certo numero di precari, ma non di tutti. È necessario, infatti, un nuovo intervento normativo del tipo di quello del 2015, magari fondato sulla situazione di estrema emergenza determinata dalla pandemia da Covid-19 in corso, che permetta la stabilizzazione degli altri precari di questo delicatissimo settore della medicina. Sarebbe auspicabile, poi, che accanto a questo intervento di tipo emergenziale venissero assunte delle decisioni strutturali che possano evitare il ripresentarsi del problema, magari prendendo spunto dalle soluzioni adottate in altri Paesi Europei.

Il percorso formativo accademico come unica soluzione e il problema dell’imbuto formativo. È noto che attualmente in Italia il titolo di Medico Specialista in Medicina e Chirurgia
d’Accettazione e d’Urgenza sia conferito unicamente attraverso un percorso formativo accademico. È altresì vero che il Medico Chirurgo abilitato all’esercizio professionale a livello legale è dotato di tutti i requisiti formali e sostanziali autorizzanti la pratica di quasi ogni branca specialistica, con alcune eccezioni. Differenti sono le motivazioni per cui un Medico non riesce ad accedere al percorso di formazione post-laurea, primo tra tutti il problema del discusso imbuto formativo che genera annualmente migliaia di medici che rimanendo esclusi autoalimentano questa discrepanza come in un circolo vizioso: proprio in ragione delle carenze di organico di cui si discute, infatti, i medici non Specialisti inizieranno un percorso lavorativo come precari dal quale, tuttavia, difficilmente riusciranno ad uscire, senza che peraltro venga riconosciuto alcun valore alla loro esperienza professionale. Diversa risulta invece l’esperienza di altri Paesi Europei nell’ambito dei quali il Medico dopo la laurea accede direttamente al “mondo del lavoro”, vedendo la propria esperienza specialistica acquisita sul campo riconosciuta attraverso meccanismi di convalida, in itinere o a posteriori, di un congruo periodo di attività; ovvero, in altri ancora, l’ordine dei Medici può conferire il titolo di specialista a chi dimostra di avere raggiunto gli obiettivi idonei a diventare uno specialista nella branca medica esercitata con profitto.

Contributo dello studio legale Opera Legal

 

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