Dati sanitari consegnati per errore: no risarcimento senza prove

La sanzione del Garante Privacy non comporta automaticamente il diritto al risarcimento del danno in sede civile. Lo ha stabilito il Tribunale di Cagliari con la sentenza n. 970 del 15 aprile 2026, relativa a un caso di errata consegna di documentazione sanitaria. Un’azienda sanitaria era stata sanzionata per 8.000 euro dopo aver consegnato a una paziente dati appartenenti a un’altra persona, contenenti informazioni sensibili come diari clinici, terapie farmacologiche e annotazioni psichiatriche. Pur essendo stato accertato il data breach, il giudice ha chiarito che il risarcimento richiede la prova di un danno concreto, effettivo e collegato alla violazione. Nel caso specifico, il Tribunale ha riconosciuto l’illecita comunicazione dei dati, ma non ha ritenuto dimostrato un reale pregiudizio per la paziente: i documenti erano stati restituiti in giornata, la violazione aveva coinvolto solo due persone e non risultava provato un aggravamento dello stato d’ansia. La sentenza conferma che non basta invocare la violazione del GDPR o la sanzione del Garante: occorre dimostrare le conseguenze subite e il nesso causale con l’errore.

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