Medici, consenso informato valido solo se completo e specifico

Con una recente ordinanza la Corte di Cassazione è tornata sul tema del consenso informato in ambito medico-chirurgico, cassando la sentenza d’appello e rinviando la causa a un nuovo esame. Il caso riguardava una paziente sottoposta nel marzo 2013 a un intervento di isterectomia totale in laparoscopia. Durante l’operazione si erano verificate due lesioni alla vescica, poi suturate, ma nei giorni successivi la donna aveva accusato perdite urinarie e, dopo ulteriori accertamenti, era stata diagnosticata una fistola vescico-vaginale, trattata chirurgicamente nel 2016. In primo grado era stata riconosciuta la responsabilità della struttura sanitaria, con condanna al risarcimento di oltre 192mila euro. In appello, però, l’importo era stato drasticamente ridotto. La paziente ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando, tra l’altro, carenze nell’informazione ricevuta prima dell’intervento e una valutazione insufficiente dei danni subiti.

Il modulo firmato non basta se le informazioni sono generiche

Il punto centrale dell’ordinanza n. 316 riguarda il valore del modulo di consenso informato. Per la Cassazione, la firma del paziente documenta l’avvenuta sottoscrizione, ma non dimostra automaticamente che l’informazione sia stata effettiva, completa e adeguata al caso concreto. Il medico deve fornire spiegazioni dettagliate sulla natura dell’intervento, sulla sua portata, sui rischi, sui risultati prevedibili, sulle possibili conseguenze negative e sulle alternative praticabili. Queste informazioni possono anche essere contenute in un modulo prestampato, ma il modulo perde efficacia se resta generico o se non consente al paziente di comprendere davvero la scelta che sta compiendo. Nel caso esaminato, la Corte d’appello aveva valorizzato alcuni elementi indiziari, come il rapporto di fiducia con il medico, una visita preoperatoria, le condizioni cliniche della paziente e il suo livello culturale. Secondo la Cassazione, però, questo metodo non è sufficiente: non si può presumere l’adeguatezza del consenso senza verificare concretamente quali informazioni siano state date.

Le alternative terapeutiche dovevano essere chiarite

La Cassazione ha dato rilievo anche alla natura dell’intervento. L’isterectomia comporta effetti permanenti e demolitori sull’apparato riproduttivo, e proprio per questo richiede un’informazione particolarmente accurata. La sentenza d’appello, secondo i giudici di legittimità, non aveva spiegato in modo adeguato perché il modulo sottoscritto dalla paziente fosse sufficiente a farle comprendere le diverse opzioni disponibili. Questo aspetto era ancora più rilevante perché la stessa consulenza tecnica aveva evidenziato che la scelta chirurgica non era obbligata, ma rientrava tra le opzioni possibili. In una situazione simile, il consenso non può ridursi alla presa d’atto della diagnosi e del tipo di intervento: deve permettere alla persona di valutare consapevolmente benefici, rischi e alternative.

Da rivalutare anche i danni legati ai lunghi disagi subiti

La Suprema Corte ha accolto anche il motivo relativo alla liquidazione del danno. La Corte d’appello aveva escluso una parte dell’inabilità temporanea, ritenendo che il prolungarsi dei disturbi fosse collegato anche al ritardo con cui la paziente si era sottoposta all’intervento riparatore. Per la Cassazione, questa motivazione è radicalmente illogica, perché separa i disagi successivi all’intervento dalla fistola riconosciuta come conseguenza iatrogena. In particolare, i giudici hanno richiamato i prolungati problemi di incontinenza urinaria e le difficoltà nei rapporti sessuali, osservando che non potevano essere trattati come semplici problematiche psicologiche non provate, a fronte di una condizione fisica accertata dalla consulenza tecnica. Il giudice del rinvio dovrà quindi riesaminare il caso, rivalutando sia il profilo del consenso informato sia i danni effettivamente sopportati dalla paziente nel lungo periodo. La Cassazione ha accolto il secondo e il quarto motivo di ricorso, rigettato il primo e dichiarato assorbiti gli altri.

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