Rette RSA a carico della famiglia: il Tribunale ordina un rimborso di 133 mila euro
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Una pronuncia del Tribunale di Brescia, sentenza n. 6502/2026 depositata il 10 settembre, affronta il tema della ripartizione dei costi per il ricovero in RSA di pazienti con patologie cronico-degenerative e bisogni sanitari strettamente intrecciati all’assistenza quotidiana.

Il caso riguarda una donna rimasta per oltre sei anni in RSA, affetta da grave decadimento cognitivo e pluripatologie. I suoi eredi hanno chiesto la restituzione delle somme versate per la degenza, sostenendo che le prestazioni ricevute fossero sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria e, pertanto, a carico del Servizio sanitario nazionale.

Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo che, quando le prestazioni sanitarie e assistenziali risultano inscindibili, l’intera attività debba essere considerata sanitaria. Il giudice ha richiamato la normativa di riferimento e precedenti della Cassazione relativi all’Alzheimer e, più in generale, alle patologie degenerative e ai deficit cognitivi.

È stato quindi dichiarato nullo il contratto che prevedeva il pagamento della retta e la RSA è stata condannata a restituire agli eredi oltre 130 mila euro, oltre agli interessi. L’ATS competente dovrà tenere indenne la struttura dell’importo dovuto.

La decisione ribadisce l’importanza di valutare concretamente le condizioni cliniche del paziente e le prestazioni effettivamente erogate, al di là dell’etichetta formale della struttura.

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