Medici e ChatGPT: attenzione ai dati dei pazienti

L’uso di software basati su intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, può rappresentare un supporto per il medico, ma apre questioni delicate sul trattamento dei dati sanitari. Se un professionista carica referti, certificati o informazioni cliniche dei pazienti su questi strumenti per ottenere indicazioni diagnostiche, deve considerare che tali dati rientrano tra quelli particolarmente protetti dal GDPR. La normativa impone principi di liceità, trasparenza, minimizzazione, sicurezza, limitazione della finalità e della conservazione. Il punto critico è che le informative privacy delle piattaforme possono prevedere la raccolta e l’uso dei contenuti caricati dagli utenti, anche per finalità legate al funzionamento o all’addestramento dei modelli. Per questo, in assenza di una normativa specifica su privacy e intelligenza artificiale in ambito sanitario, il medico non può agire autonomamente: deve informare il paziente, spiegare finalità e modalità del trattamento e ottenere un consenso scritto, esplicito e libero. Inoltre, l’AI non può sostituire la supervisione umana, soprattutto nelle decisioni cliniche. Senza adeguato consenso e senza una valutazione attenta dell’informativa della piattaforma, il medico rischia un reclamo al Garante Privacy e possibili sanzioni.

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