Il Tribunale di Parma, con la sentenza n. 414/2026 depositata l’8 aprile, ha riconosciuto il diritto alla restituzione delle rette RSA pagate dai familiari di un paziente affetto da Alzheimer in fase avanzata, rafforzando un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato a tutela delle persone non autosufficienti. Il giudice ha stabilito che, quando le prestazioni erogate presentano un’elevata integrazione sanitaria, l’intero costo della degenza deve essere sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale, dichiarando nulla qualsiasi richiesta economica relativa alla cosiddetta “quota sociale” o alberghiera.
La decisione si fonda sui principi costituzionali di universalità, equità e uguaglianza nell’accesso alle cure, oltre che sulla normativa che disciplina le prestazioni sociosanitarie ad alta intensità assistenziale incluse nei LEA. Centrale è il principio di inscindibilità tra assistenza sanitaria e supporto socioassistenziale: quando le cure mediche non possono essere separate dalle attività quotidiane di assistenza, l’intera prestazione assume natura sanitaria e deve quindi essere gratuita.
Nel caso esaminato, la gravità del quadro clinico rendeva indispensabile un monitoraggio continuo, trasformando attività come alimentazione e igiene in veri atti sanitari. Il contratto di ricovero è stato dichiarato nullo e agli eredi è stato riconosciuto il diritto al rimborso delle somme versate. La pronuncia rappresenta un forte richiamo contro prassi amministrative illegittime.






