La Legge di Bilancio 2025 (Legge 30 dicembre 2024, n. 207) rafforza gli strumenti per favorire la permanenza al lavoro di chi ha già maturato i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2025. Al centro c’è il bonus contributivo in busta paga, esentasse, che consente un aumento immediato del netto mensile e un possibile miglioramento dell’assegno futuro. La misura riguarda lavoratori dipendenti, aziende e sistema previdenziale. Eventuali novità o estensioni della misura per il 2026 sono allo stato attuale solo ipotesi e dovranno essere confermate dalle fonti istituzionali.
Un incentivo per restare al lavoro più a lungo
Dunque, con la Legge di Bilancio 2025 il Governo conferma e amplia l’incentivo al posticipo del pensionamento, puntando a rendere più conveniente la scelta di continuare a lavorare anche dopo aver maturato i requisiti per la pensione anticipata. L’obiettivo è duplice: da un lato sostenere il reddito dei lavoratori più anziani, dall’altro alleggerire la pressione sul sistema previdenziale, incentivando un’uscita più graduale dal mercato del lavoro
Come funziona il bonus in busta paga
Il cuore dell’incentivo è la possibilità, per il lavoratore che rinuncia al pensionamento anticipato, di ricevere direttamente in busta paga la propria quota di contributi previdenziali.
In pratica:
- Importo: viene riconosciuta la quota di contributi a carico del lavoratore, pari in media al 9,19% della retribuzione imponibile;
- Trattamento fiscale: le somme sono esenti da IRPEF e da contributi, con un vantaggio netto immediato;
- Durata: il bonus viene erogato fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni;
Il datore di lavoro continua invece a versare regolarmente la propria quota contributiva all’INPS.
Chi può accedere all’incentivo
L’agevolazione è riservata ai lavoratori dipendenti che maturano i requisiti per una pensione anticipata entro il 31 dicembre 2025. In particolare:
- Quota 103: almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi;
- Pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; 41 anni e 10 mesi per le donne;
- L’incentivo cessa automaticamente se il lavoratore raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia o consegue un’altra pensione diretta (resta esclusa la pensione di invalidità);
- Presentazione domanda: anche se i requisiti sono maturati entro il 31 dicembre 2025, la domanda può essere presentata successivamente, purché il lavoratore non abbia ancora raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia (67 anni).
Quando decorre e come si richiede
Se la decisione avviene dopo la maturazione dei requisiti, l’incentivo scatta dal mese successivo alla presentazione della domanda.
Anche se i requisiti devono essere maturati entro il 31 dicembre 2025, la domanda può essere presentata successivamente, purché il lavoratore non abbia ancora raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia (67 anni).
La decorrenza del bonus dipende dal momento della scelta del lavoratore:
Se si rinuncia al pensionamento anticipato prima della decorrenza utile, il bonus parte da subito.
La richiesta va presentata tramite:
- il portale online INPS;
- i patronati o altri intermediari autorizzati;
- il Contact Center INPS.
In questo modo, il lavoratore può beneficiare del bonus anche se invia la domanda nei mesi successivi alla fine del 2025.
Effetti sulla pensione futura: conviene davvero?
Dal punto di vista previdenziale, la quota di contributi non versata dal lavoratore riduce il montante contributivo individuale. Tuttavia:
- il guadagno netto immediato in busta paga è elevato, grazie all’esenzione fiscale;
- la prosecuzione dell’attività lavorativa comporta comunque l’accumulo dei contributi versati dal datore di lavoro;
- restare al lavoro oltre la decorrenza della pensione anticipata consente di ottenere un assegno finale più alto rispetto a un’uscita immediata.
Impatto per aziende e sistema previdenziale
Per le imprese, la misura favorisce la permanenza di lavoratori esperti, riducendo il turnover e la perdita di competenze. Non sono previsti maggiori oneri contributivi, poiché il versamento a carico del datore resta invariato. Per il sistema previdenziale, il posticipo dell’uscita attenua la spesa pensionistica nel breve periodo.
Cosa cambia per i professionisti sanitari: dipendenti e autonomi
Per i professionisti sanitari dipendenti dal SSN (medici, infermieri, fisioterapisti e altri operatori), l’incentivo al posticipo della pensione introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 si applica direttamente. Questi lavoratori possono ricevere in busta paga la quota dei contributi a proprio carico (circa 9,19%), esentasse, fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (67 anni), se maturano i requisiti per la pensione anticipata Quota 103 o ordinaria entro il 31 dicembre 2025. Il datore di lavoro continua a versare la propria quota contributiva all’INPS, garantendo sia un vantaggio immediato sul netto mensile sia un incremento del montante contributivo futuro.
Per i professionisti sanitari autonomi o liberi professionisti iscritti a casse previdenziali autonome (come ENPAM per i medici, ENPAPI per gli infermieri, ENPAB per i biologi), l’incentivo INPS non si applica. Questi lavoratori devono fare riferimento alle regole della propria cassa, che possono prevedere strumenti diversi per posticipare il pensionamento o ottimizzare l’assegno futuro, ad esempio:
- cumulo dei contributi tra diverse gestioni;
- piani di pensionamento flessibile propri della cassa;
- fondi pensione integrativi.
È quindi importante distinguere chiaramente tra dipendenti e autonomi, poiché le opportunità e le modalità di accesso al posticipo della pensione cambiano significativamente.
Possibile evoluzione nel 2026
Come abbiamo visto, l’incentivo al posticipo del pensionamento si basa sulla Legge di Bilancio 2025 e si applica ai lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2025. Eventuali estensioni della misura al 2026 sono allo stato attuale solo ipotesi e devono essere confermate dalle fonti istituzionali. La linea del Governo resta quella di incentivare la permanenza volontaria al lavoro senza introdurre nuove forme strutturali di flessibilità in uscita.






